Quattro pacchetti di patatine aperti sul tavolo del bar e tre campari, con ghiaccio. Sembrava una giornata come le altre. Il rito dell’aperitivo si stava consumando come al solito quando uno di noi tre buttò lì:”Sarebbe bello organizzare un festival jazz in questo paese”. Tempo prima, al termine di un concerto, avevamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con alcuni vecchi musicisti che ci avevano spiegato, con la sicurezza di chi sembrava saperla molto lunga, che in fin dei conti, organizzare un festival jazz non sarebbe stato così difficile.
Tutti pazzi quelli del jazz, ci dissero.
Gente che è malata di musica e non vede l’ora di liberarsene, per pochi soldi, e scaraventarla in faccia al pubblico. Energia, emozione, grande cuore e soprattutto una valanga di note da regalare a chiunque avesse voglia di star lì ad ascoltare.
Così ci dissero; o almeno noi questo avevamo inteso.
Dopo quella sera l’idea era nell’aria. Aspettava solo di concretizzarsi in progetto. C’era bisogno di un catalizzatore e, quella volta lì, fu un campari. Inconsapevoli e incoscienti, in tutti i sensi, demmo vita a quello che ormai, come un vecchio amico, chiamiamo OJ. Che poi sta per Ortaccio Jazz. In onore e ringraziamento a quella splendida piazzetta del centro storico del paese che fa da cornice naturale ai concerti. Ecco come nasce Ortaccio Jazz Festival. Nel tempo poi siamo riusciti a coinvolgere altri nostri amici che per passione e forse per compassione hanno voluto condividere con noi l’avventura. Oggi il tavolino del bar è sempre lo stesso. I pacchetti di patatine vanno via come il pane e i campari si sono moltiplicati come pesci. Il gruppo di amici si è dato il nome di Messico e Nuvole e si ritrova a organizzare, come ogni anno, una nuova edizione del festival.
Con l’entusiasmo, e l’incoscienza, di chi è convinto di fare qualcosa di bello.
Sembrava una giornata come le altre. Il rito dell’aperitivo si stava consumando come al solito quando uno di noi tre buttò lì:”Sarebbe bello organizzare un festival jazz in questo paese”.
Tempo prima, al termine di un concerto, avevamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con alcuni musicisti che ci avevano spiegato, con la sicurezza di chi sembrava saperla molto lunga, che in fin dei conti, organizzare un festival jazz non sarebbe stato così difficile.
Tutti pazzi quelli del jazz, ci dissero.
Gente che è malata di musica e non vede l’ora di liberarsene, per pochi soldi, e scaraventarla in faccia al pubblico. Energia, emozione, grande cuore e soprattutto una valanga di note da regalare a chiunque avesse voglia di star lì ad ascoltare.
Così ci dissero; o almeno noi questo avevamo inteso.
Dopo quella sera l’idea era nell’aria. Aspettava solo di concretizzarsi in progetto. C’era bisogno di un catalizzatore e, quella volta lì, fu un campari. Inconsapevoli e incoscienti, in tutti i sensi, demmo vita a quello che ormai, come un vecchio amico, chiamiamo OJ.
Che poi sta per Ortaccio Jazz. In onore e ringraziamento a quella splendida piazzetta del centro storico del paese che fa da cornice naturale ai concerti. Ecco come nasce Ortaccio Jazz Festival. Nel tempo poi siamo riusciti a coinvolgere altri nostri amici che per passione e forse per compassione hanno voluto condividere con noi l’avventura. Oggi il tavolino del bar è sempre lo stesso. I pacchetti di patatine vanno via come il pane e i campari si sono moltiplicati come pesci. Il gruppo di amici si è dato il nome di Messico e Nuvole e si ritrova a organizzare, come ogni anno, una nuova edizione del festival. Con l’entusiasmo, e l’incoscienza, di chi è convinto di fare qualcosa di bello.















