L’U.A.I. (unione artisti indipendenti) nasce dall’ incontro di tre musicisti accomunati dall’intensa passione per la musica tradizionale del centro-sud Italia. Ognuno di loro percorre, indipendentemente, strade artistico-musicali differenti ritrovandosi però talvolta e sistematicamente, come un bisogno quasi viscerale, in un unico spazio, un unico tempo, per ritornare alla musica delle origini; delle origini di ognuno di loro, ed amano farlo in modo semplice, rispettoso ed incontaminato… regalando momenti di raffinata tecnica musicale insieme a note semplici ed emozionate. Il repertorio pertanto spazia dalla musica tradizionale salentina in tutte le sue forme, pizzica, stornelli, canti alla stisa, a quella campana ed abruzzese comprendendo anche canti e stornelli della tradizione romana.

Mauro Delledonne – Voce e chitarra
Claudio Merico – Violino
Antonio Goduto  – Tamburelli, Zarb

UAI - Unione Artisti Indipendenti

 

CASTELLO ORSINI – ore 21,00

CENA + SPETTACOLO 30 Euro

Menù

Fantasia di antipasti /

Crepes al profumo di bosco /

Orecchiette primavera /

(melanzane, pomodorini, pecorino romano)

Crostone con scaloppa ai funghi /

Insalata di campo / 

Millefoglie con crema Chantilly / 

per info e prenotazioni:

335 7533476 oppure 3381766177


Il trio acustico O.M.M. (Orchestra minima mysticanza), Fabio Porroni (violino, chitarra, mandolino, didjeridoo, valiha, percussioni, flauto dolce, voce), Marco Marsili (chitarre, percussioni, voce) e Andrea Marino (percussioni, theremin, effetti acustici, voce), si forma in occasione di uno spettacolo itinerante di Francesco Cerra, “Alice in Floppy”, per il quale cura le musiche dal vivo.
L’incontro tra i tre artisti, già uniti da altre collaborazioni in campo musicale, nasce da un’esigenza ben precisa: fare un passo indietro, musicalmente e non solo, dall’apparente complessità della cultura cosiddetta “moderna”, a cominciare dall’abbandono della tecnologia superflua.
Questo “percorso a ritroso” porta i Mysticanza (da “misticare”, nei dialetti del centro italia “mescolare”) a una riscoperta delle radici della musica mediterranea ed europea, punto di partenza per un vero e proprio viaggio attraverso tempi, luoghi e culture apparentemente lontani. Lo scopo di O.M.M. è quello di accompagnare l’ascoltatore in tale “nomadismo” musicale verso tradizioni e credenze che hanno alla base necessità profonde condivise da tutto il genere umano.
I brani spaziano quindi dalle melodie arabeggianti del Nord Africa, così simili a quelle partenopee, alla complessità ritmica delle danze popolari balcaniche, alle contaminazioni della musica Klezmer, alle atmosfere ipnotiche dei brani tradizionali celtici, fino agli standard del jazz (genere “mysticato” per eccellenza). In un gusto del “pastiche” che, spesso nello stesso brano, si diverte a gettare ponti immaginari tra generi, paesi ed epoche non contigui. L’Orchestra Minima è, infine, attualmente al lavoro su composizioni proprie che rispecchino il gusto della mescolanza, della catarsi gitana e della pulsazione mystica.
L’Orchestra Minima Mysticanza, oltre a suonare frequentemente in locali della Provincia di Viterbo e Roma, partecipa ormai da anni a numerosi Festival nazionali, musicali e teatrali.

CASTELLO ORSINI – ore 21,00

CENA + SPETTACOLO 30 Euro

Menù

Fantasia di antipasti /

Crepes al profumo di bosco /

Orecchiette primavera /

(melanzane, pomodorini, pecorino romano)

Crostone con scaloppa ai funghi /

Insalata di campo / 

Millefoglie con crema Chantilly / 

per info e prenotazioni:

335 7533476 oppure 3381766177

Aspettare OJ

Aspettando OJ Festival 2010

Aspettare.
In fondo la ragione per cui siamo qui è esattamente questa: aspettare. L’OJ che verrà per esempio: quello strusciare composto di sedie alla fine di ogni serata ché lasciarle in mezzo la piazza poi, col trattore, come farebbe Armando a passarci?
O i battimani dubbiosi del neofita, per niente convinto che quel soffiare atono e persistente in un tubo d’ottone possa anche lontanamente somigliare alla marcetta della banda la domenica di festa.
Aspettiamo che questo aprile trascolori verso l’estate e che l’irragionevolezza di un mantra fatto di patatine e tre-campari-tre possa compiere un miracolo che, ad ogni buon conto, non ci sarà.
In fondo siamo qui per la prima nota. Il resto Pavese l’aveva già capito mezzo secolo fa ne “Il mestiere di vivere”: “Aspettare è ancora un’occupazione. E’ non aspettare niente che è terribile”.

                                                                                                    Stefano Paolocci

Prosegue il viaggio nel jazz italiano di Oj Festival. La rassegna, organizzata dall’Ass. culturale “Messico e nuvole” con il patrocinio della Regione Lazio,della Provincia di Viterbo, del Comune e dell’Università Agraria di Vasanello, è giunta ormai alla 5° edizione e si annuncia anche quest’anno ricca di importanti appuntamenti con alcuni tra i maggiori interpreti della scena jazz italiana. Questa offre un panorama sempre più qualificato e variegato di tendenze stilistiche che spazia dal jazz di inizi ‘900 ed arriva fino alle più innovative sperimentazioni e ricerche contemporanee, passando per lo swing, il bop, l’hard bop, il free, lo smooth, e non si fa scrupoli di esplorare linguaggi musicali quali il rock, l’etnica, la classica, il folk, l’elettronica e la canzone d’autore. Non ultimo poi l’ambito specifico del jazz vocale che vanta un elevatissimo numero di professionisti di grande livello sia nel settore mainstream che in quello più contemporaneo e di ricerca. Una grande vitalità dunque che si esprime in una produzione artistica di altissimo livello e che può competere con le più innovative tendenze musicali internazionali.
L’OJ Festival, da sempre attivo nella promozione del jazz italiano, propone quest’anno un programma di tutto rispetto che si apriràgiovedì 15 luglio con il concerto di Javier Girotto accompagnato dalla storica formazione degli Aires Tango – Marco Siniscalco al contrabbasso, Alessandro Gwiss al pianoforte e Michele Rabbia alle percussioni. Il gruppo nasce nel 94 da un idea del sassofonista e compositore argentino Javier Girotto, che ispirandosi alle proprie radici musicali e fondendole con le modalità espressive tipiche del jazz crea un terreno musicale nuovo. Facendo esplicito riferimento alla musica del grande Astor Piazzolla, Javier Girotto con Aires Tango arriva ad un repertorio di musica originale in progressiva evoluzione, sia per la natura improvvisativa che per il continuo ricambio del materiale musicale. Nel 96 esce il primo lavoro discografico degli Aires Tango intitolato Malvinas, dal nome argentino delle isole Falklands (che furono, non molti anni fa, teatro di un assurda guerra). Da allora ad oggi oltre una lunga seri di collaborazioni con musicisti come  Antonello Salis, Paolo Fresu, Enrico Rava, Gianni Coscia e Peppe Servillo degli Avion Travel, anche 8 dischi incisi dallo storico quartetto.  Nel 2006 esce “Trentamila Cuori” appassionato progetto di Javier Girotto e Aires Tango. Un disco che vuole essere memoria, denuncia, ricordo. Esce nel trentennale del colpo di stato militare argentino, a causa del quale sparirono nel nulla trentamila persone; intellettuali, ma anche operai, studenti, tutta quella vasta umanità progressista che in quel periodo si stava evolvendo. Girotto aveva undici anni all’epoca, ma quel periodo della sua vita gli è rimasto nell’anima. La stessa che nel disco trasmette tutta la sua forza evocativa. Del terrore suscitato dai militari, ma anche della rabbia e della determinazione delle madri di Plaza de Mayo, del grido di Nunca más . Mai più.
Venerdì 16 luglio sul palco dell’Ortaccio Jazz si esibirà un trio di musicisti davvero straordinario. La voce di Maria Pia De Vito sarà accompagnata al contrabbasso da Enzo Pietropaoli e al pianoforte da Julian O. Mazzariello. Il progetto è un tributo a Joni Mitchell  la cantante e compositrice canadese che è riuscita nell’arco della sua carriera a toccare con grande classe e raffinatezza diverse forme e linguaggi musicali, collaborando con musicisti del calibro di Hancock, Metheny, Pastorius e Mingus. Quello di So right è un progetto davvero particolare nel quale il jazz diventa canzone e si alza lievissimo. Tra i pezzi della Mitchell (scelti col cuore e non secondo una precisa idea filologica, come ha ammesso la stessa De Vito) spiccano una toccante versione di A case of you, un’altrettanto emozionante River, una divertentissima All I Want, una bellissima Harlem in Havana e una davvero intensa Alice. I brani della Mitchell sono riproposti in arrangiamenti molto vicini all’originale, la De Vito dispiega la voce in maniera cristallina e aperta in tutto e per tutto all’altezza delle versioni originali. So right è il frutto di un album uscito nel 2005 dalla collaborazione fra De Vito-Pietropaoli-Rea e con il contributo di Aldo Romano alla batteria.
Da sempre attento alle varie articolazioni degli stili musicali che compongono l’universo del jazz OJ Festival presenta sabato 17 luglio colui che si autodefinisce il “Re dello swing” ovvero Emanuele Urso musicista dotato di eccellenti qualità tecniche e musicali sia come batterista che come clarinettista, nonchè grande direttore d’orchestra e arrangiatore. La sua concezione della musica è totalmente rivolta al Jazz della Swing Era (Stati Uniti 1935-45) musica della quale Emanuele è sicuramente oggi il maggior cultore e rappresentante a livello europeo. L’instancabile impegno, la ricerca della perfezione e la grande professionalità sono qualità che gli hanno permesso di conquistare il titolo oggi universalmente riconosciuto di “Re dello Swing”. Il complesso di Emanuele Urso è attualmente l’unica formazione in Italia a suonare la musica Swing (Benny Goodman, Gene Krupa, Glenn Miller, Lionel Hampton) negli arrangiamenti di maggior successo. Tutti professori d’orchestra e virtuosi dei loro strumenti, i componenti del gruppo sono tra i più prestigiosi musicisti di Swing in Italia. Con tale formazione Emanuele ha partecipato a proprio nome ai maggiori Festivals Italiani ed Internazionali tra cui ricordiamo Ascona (Svizzera),Edinburgo (Scozia), Marciac (Francia), Umbria Jazz,Sardegna Jazz e altri. Urso salirà sul palco dell’OJ accompagnato da Antonio Pierri – Vibrafono, Adriano Urso – Piano, Filippo Delogu – Chitarra, Alessio Urso – Contrabbasso, Francesco Bonofiglio – Batteria.
Concerto di chiusura con una star davvero internazionale. Domenica 18 luglio il magico sax di Francesco Cafiso sarà ospite della serata conclusiva di OJ Festival. Per l’occasione, accanto al ragazzo prodigio di Vittoria (RG), sul palco ci sarà un’altra giovane certezza del jazz italiano: il pianista Dino Rubino che, pur suonando tradizionalmente anche la tromba, in questa occasione si esibirà solo al pianoforte, assecondando un Cafiso ancora inebriato dalla trasferta negli Stati Uniti, dove, su invito di Wynton Marsalis ha partecipato al concerto per l’insediamento del Presidente Barack Obama alla Casa Bianca e al Martin Luther King Jr. day. L’eccezionale duo interpreterà alcuni standard immortali della storia del jazz arrangiati in maniera personale, inframmezzati con brani composti dallo stesso Cafiso, spaziando dal blues allo swing fino ad arrivare a momenti free: una musica aperta a 360 gradi che sa muoversi facilmente dalla tradizione al jazz più moderno. Francesco Cafiso, scrollatosi di dosso l’immagine del fenomeno, sta ampiamente dimostrando di essere un musicista di spessore. Il suo linguaggio jazzistico, infatti, impregnato di mainstream e be boop, è sempre più impreziosito da fraseggi carichi di virtuosismi da artista navigato. Ad esaltare la qualità delle esecuzioni c’è poi l’apporto prezioso di Dino Rubino, musicista raffinato e sensibile, mai relegato al ruolo di semplice supporto. Una delle caratteristiche che distingue il Duetto è la strepitosa potenzialità e sinergia di ciascuno di essi e la capacità individuale di ascoltarsi creando un vero e proprio dialogo tra gli strumenti. Anche in questa occasione Francesco Cafiso non mancherà di confermarsi capace di momenti di intenso lirismo, ormai tipici del suo grande talento, rivelandolo un musicista che ha il jazz dentro la sua anima e che sa vivere emotivamente la musica che suona. Per i pochi che ancora non lo conoscessero, Francesco Cafiso è uno dei talenti più precoci nella storia del jazz: già a nove anni muove i primi passi facendo esperienze con musicisti di fama internazionale. Decisivo per la sua carriera è l’incontro, nel Luglio del 2002 con Wynton Marsalis che, stupito dalle sue qualità musicali, lo porta con sé nell’European tour del 2003. Da allora Francesco ha suonato nei Jazz Festival e nei Jazz Club più importanti del mondo. Trasferitosi per un apprendistato musicale a New Orleans, ha suonato con Ellis Marsalis, Jason Marsalis, Thadeus Richard, Bob Franch, Maurice Brown e con molti altri importanti musicisti del luogo ricevendo, contemporaneamente, delle speciali lezioni da Alvin Batiste. Ha suonato inoltre con: Hank Jones, Cedar Walton, Mulgrew Miller, Ronnie Matthews, Jimmy Cobb, Ben Riley, Ray Drummond, Reggie Johnson, Doug Sides Lewis Nash, James Williams, Joe Lovano, George Mraz, Joe Locke, Enrico Rava, Gianni Basso, Dado Moroni, Franco D’Andrea e moltissimi altri italiani ed americani. Il 17 luglio del 2009, Umbria Jazz lo ha nominato ” “ambasciatore della musica jazz italiana nel mondo”.Dino Rubino è un altro impressionante talento precoce del jazz italiano, che alla tromba alterna il pianoforte. Nel 1996, all’età di 15 anni, ha frequentato i seminari di Siena Jazz tenuti da Paolo Fresu ed Enrico Rava. Due anni dopo vince il concorso Nazionale ”Massimo Urbani”. Enrico Rava ha dichiarato: Tra gli “ancora sconosciuti” mi viene in mente un trombettista siciliano di nome Dino Rubino, che ritengo migliore di tutti noi. A 20 anni la decisione di mollare la tromba per ricominciare lo studio del pianoforte. Ha suonato con: Enrico Rava, Gianni Basso, Flavio Boltro, Franco Cerri, Salvatore Bonafede, Rosario Giuliani, Roberto Gatto, Pietro Tonolo, Dado Moroni, Giovanni Amato, Bruce Forman, Valery Ponomarew, Steve Grossman, Eddy Enderson, Lester Bowie.di lavoro musicale e di amicizia.
I concerti saranno ad ingresso gratuito ed avranno inizio alle ore 22,00 nella suggestiva Piazza Ortaccio nel cuore del centro storico di Vasanello. Come ogni anno sarà possibile cenare direttamente in piazzetta e degustare una selezione dei migliori vini  di quattro, una per ogni serata, case vinicole del centro Italia.

In attesa che arrivi luglio, il sole, che arrivino i mondiali ma soprattutto in attesa che arrivi la musica di Ortaccio Jazz appuntamento per venerdì 12 e sabato 13 marzo a palazzo Modio di Vasanello con una cena /spettacolo organizzata dall’associazione culturale “Messico e nuvole”.
Le due serate sono realizzate in collaborazione con l’Università Agraria di Vasanello.

VENERDI’ 12 – PORGETE ORECCHIO, EGREGI MIEI UDITORI – di e con Antonello Ricci

“Porgete orecchio, egregi miei uditori” è uno spettacolo adatto a tutti. Si basa su testimonianze e cantate improvvisate registrate da Antonello Ricci all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso in vari paesi dell’Alto Lazio. Trasformando racconti e rime dei cosiddetti poeti a braccio in narrazione teatrale, “Porgete orecchio” rievoca storie di brigantaggio, di emigrazione, di guerre mondiali, di lotta per la terra e di riforma agraria, di boom economico a scoppio ritardato, di agonia e morte del millenario ordine socio-economico del latifondo.Ecco allora l’idea: attraverso una sceneggiatura di storie di vita intercalate da aneddoti di tradizione orale e frammenti cantati in rima, “Porgete orecchio” rievoca da una parte la tradizione dell’ottava popolare e dell’improvvisazione poetica nell’Alto Lazio; dall’altra oltre un secolo di lotte per la terra nelle nostre comunità, come esse filtrarono nei semplici versi dei suoi modesti cantori.

SABATO 13 – ROMA IN RIMA – di e con Nicoletta Cimpanelli

“Roma in rima” è un viaggio nella lingua e nella tradizione popolare romana.  Accompagnati dalla guida sicura di Nicoletta Cimpanelli, assidua frequentatrice della materia e produttrice in proprio, lo spettacolo vuol essere un “monumento di quello che oggi è la plebe di Roma” alla scoperta “della sua lingua, i suoi concetti, l’indole, il costume, gli usi, le pratiche, i lumi, la credenza, i pregiudizi, le superstizioni, e di tutto ciò insomma che la riguarda”.Roma è stata per millenni il centro di ogni potere (imperiale, papale, monarchico, repubblicano) e il suo popolo ha dovuto imparare la dura arte di convivere con l’arroganza, il sopruso e la protervia del potente di turno. Una condizione alquanto disagiata che ha prodotto come contravveleno e antidoto quella speciale miscela di riverenza e strafottenza, di speranza e disincanto, di lusinga e sberleffo che caratterizza l’anima più profonda del romano e si esprime al massimo grado in quella splendida lingua che Belli stesso chiamò romanesco.Questa lunga tradizione che va dal Berneri al Belli passando per Pascarella, Trilussa e Fabrizi arriva diretta alla voce di Nicoletta Cimpanelli che ne è l’interprete più autentica e sincera.
La quarta edizione dell’Ortaccio Jazz Festival, organizzato dall’Associazione Culturale “Messico e Nuvole” si annuncia molto ricca e interessante e riconferma la sua vocazione a proseguire nell’ambito del jazz italiano che gode di eccezionale vitalità.
Sul palco del festival si esibiranno gli artisti più illustri e autorevoli di questo filone della musica jazz.Come ogni anno la manifestazione sarà ad ingresso gratuito e tutte le sere offrirà la possibilità di degustazioni enogastronomiche in piazzetta in attesa dei concerti. Insomma un’occasione unica per trascorrere una serata all’insegna della buona musica e del divertimento.
Giovedì 9 apre la rassegna Gabriele Mirabassi che presenta “Canto d’ebano” un omaggio al clarinetto, al suo legno d’ebano ed agli artigiani italiani che l’hanno costruito. Un disco che si potrebbe definire “alla Mirabassi” con composizioni originali che prendono ispirazione dalla musica tradizionale alternate a brani della musica brasiliana per la quale Mirabassi ha sempre avuto un’attenzione particolare. Il corposo suono del contrabbasso di Salvatore Maiore e le delicate, suggestive sonorità della chitarra di Peo Alfonsi aiutano la buona riuscita di un lavoro la cui accuratezza lo impone come uno dei dischi italiani più interessanti della stagione.
Venerdì 10 Luglio salirà sul palco Ada Montellanico cantante mediterranea capace di una vocalità intensa e ricca di sfumature. Un’artista di grande personalità, feeling e senso poetico che privilegia in genere un rapporto molto intimo con la musica capace di esaltare le pieghe più nascoste della composizione. Interprete originale sostenitrice di una via tutta italiana del canto jazz si è ritagliata un suo proprio, importante spazio nel panorama vocale per aver reso la nostra lingua suono e improvvisazione jazzistica e per essere interprete capace come poche di far aderire il suo intimo mondo emotivo alle esigenze della narrazione Ha collaborato con Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Massimo Urbani, Roberto Gatto, Mario Raja, Fabio Zeppetella, Jimmy Cobb, Lee Konitz, Walter Booker, Nat Adderley, Ben Sidran, Gary Bartz, George Cables, Albert Heath. Ad accompagnarla sul palco ci saranno Giovanni Ceccarelli al pianoforte, Lorenzo Tucci alla batteria e Pietro Ciancaglini al contrabbasso.
La novità di quest’anno, in programma sabato 11 Luglio, è la chitarra di Fabio Mariani. Sul palco dell’ OJ Festival questo strumento non si era mai esibito e dopo quattro anni sarà uno degli interpreti più conosciuti a livello internazionale a portarcelo accompagnato da Giorgio Rosciglione al contrabbasso, da Ettore Gentile al pianoforte e da Stefano Marazzi alla batteria. Musicista di grande esperienza, molto attento alla didattica dello strumento, il suo “TRATTATO DI CHITARRA JAZZ” è un best seller della didattica moderna, Fabio Mariani predilige la contaminazione musicale, attraversando i generi con la sicurezza un po’ folle del ricercatore che sa che la fusion, o qualsiasi altro termine che definisca la contaminazione, è l’unico territorio di confronto per poter produrre una musica inedita e capace di regalare ancora nuove suggestioni e buone sensazioni. Ha collaborato con Pino Daniele, Claudio Baglioni, Teresa De Sio, Mimmo Locasciulli, Ivan Graziani, Bruno Martino, Gigi Proietti, Danny Gottlieb, Roberto Gatto, Stefano Di Battista, Rosario Giuliani, Danilo Rea, Maurizio Giammarco, Enzo Pietropaoli, Nicki Nicolai, ecc…!
La serata conclusiva, domenica 12 Luglio, è davvero una di quelle che non si può perdere. Un trio All Star composto da Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto chiuderà la manifestazione di Piazza Ortaccio. Il Trio di Roma ricompostosi per incidere un disco di prossima uscita, che, tra l’altro, sarà presentato anche sul palco dell’OJ, nasce nel 1975 ed è stato il gruppo d’esordio per i tre musicisti che, ci tengono a dire, insieme non arrivavano a 55 anni. Come trio di Roma, verso la fine degli anni 70, collaborarono con: Lee Konitz, Steve Grossman, Bob Berg, Curtis Fuller e molti altri. La vita del Trio, come gruppo stabile, è stata piuttosto breve ma la collaborazione fra i tre amici non si è mai interrotta proseguendo attraverso molte altre importanti collaborazioni comuni. I tre musicisti hanno una grande esperienza alle spalle che li ha portati ad incontrare quasi tutti i più bei nomi del panorama musicale contemporaneo. Si va da Chet Baker, Lee Konitz, Steve Grossman, Bob Berg, Phil Woods, Michael Brecker, Art Farmer, Billy Cobham, Aldo Romano, Tony Oxley, Dave Liebman, Bobby Hutcherson, Gato Barbieri, Joe Lovano, Curtis Fuller, Kenny Wheeler, John Scofield, Randy Brecker a quelli del panorama pop nostrano come Mina, Domenico Modugno, Pino Daniele, Claudio Baglioni, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Renato Zero, Lucio Dalla, Gino Paoli, Ivano Fossati, Gianni Morandi, Riccardo Cocciante, Ornella Vanoni.La rassegna, come ogni anno, avrà il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo e del Comune di Vasanello.L’Ortaccio Jazz Festival partecipa, come parte autonoma, al progetto Tuscia in Jazz.